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Unità d’Italia, poesia-archivi-arte
Aggiornato al 31/07/2009 09:53:23

Da "Il Giornale del Piemonte", 26-07-09 p. 01

Celebrazioni. Per capire l’unità d’Italia, poesia
archivi e arte
di Aldo A. Mola

Va allo scrittore e saggista Claudio Magris e al novarese Aldo G. Ricci, sovrintendente all’Archivio Centrale dello Stato, il Premio Nazionale Giosué Carducci 2009 in programma domani alla Versiliana di Pietrasanta. È il giusto riconoscimento a istituzioni e a problematiche che non tramontano, come la poesia gnostica di Ito Ruscigni e l’intreccio di modernità e classicità nel Novecento indagato da Elena Pontiggia. Il premio Carducci cade in buon punto, mentre divampa il dibattito sul 150° dell’«Unità d’Italia». Molti lamentano ritardi e deplorano omissioni gravi. Il torinese comitato «Italia 150» (Bresso, Saitta, Chiamparino) assicura che tutto procede al meglio. Il presidente dei «Garanti» delle celebrazioni, Carlo Azeglio Ciampi, presidente emerito della Repubblica, lamenta invece che il 150° non ha neppure il logo. Poiché nulla accade per caso, forse il ritardo è dovuto alla debolezza del principio ispiratore di queste celebrazioni. Diciamola tutta: il 17 marzo 2011 non ricorrono 150 anni dall’unità, bensì dalla proclamazione del regno d’Italia con Vittorio Emanuele II Re statutario. Nel 1861 il regno non aveva Roma né Venezia, non Trento e Trieste, né l’Istria né Fiume. Un grande passo avanti verso la coincidenza tra confini geografici e confini politici, ma era solo il coronamento parziale di un sogno che aleggiava da qualche decennio. Fu attuato solo grazie alla Casa di Savoia, che agli occhi dell’Europa assicurò che la nascita del nuovo Stato non comportava né sconquassi né guerre, assicurava libertà di culto, ma garantiva l’incolumità del Papa e infine metteva tutti al sicuro da «repubbliche»: uno spettro che per le corti europee (da Londra a Parigi, da Vienna a San Pietroburgo) era sinonimo di disordine e sangue, di caos e nuove tirannidi. Nel 2011 si ricorderà che il primo Parlamento della Nuova Italia era zeppo di rappresentanti degli Stati preunitari conciliati alla fratellanza nazionale nella convinzione che sarebbero state rispettate le tradizioni regionali e che l’unità non era inconciliabile con ampie autonomie e l’autogoverno. I prefetti garantivano la legge e le libertà. Francesco Crispi parlò per tutti quando disse che la monarchia univa mentre la repubblica avrebbe diviso, anche nelle piccole cose, come questa affannata rievocazione del 150°. Il Premio Carducci 2009 è un invito a riflettere sulle radici dell’Italia odierna: colta ed europea dalla sua nascita, quando le Università si contavano sulle dita di due mani e i «provinciali», come Carducci appunto, erano orgogliosi di lasciare casa, famiglia e amici per crescere nei grandi Templi della cultura, come Pisa o Bologna, Torino o Napoli: poche ma valide. Forse un passo per volta ci arriviamo, perché a volte il passato ritorna, per il bene di tutti. Lo scorso anno il Premio Carducci per la saggistica venne conferito al Capo dell’Ufficio storico dello Stato Maggiore dell’Esercito, colonnello Antonino Zarcone. Quest’anno con Aldo G. Ricci balza in primo piano un’altra Istituzione fondamentale. L’Archivio Centrale dello Stato è infatti un «monumento» della memoria, punto di riferimento ed emblema per tutti gli archivi di Stato, quelli provinciali e comunali, di Enti e Fondazioni e di privati. Mentre i comitati nazionali e locali per il 150° discutono, il Premio Carducci avanza un sommesso suggerimento: più mezzi agli Archivi, più fondi per i libri che sono motivo di vanto degli studi italiani all’estero (è il caso degli Uffici storici militari). Aggiungiamo l’urgenza della tumulazione in Italia delle spoglie degli ultimi re. Questo sarebbe il vero traguardo. Pensiamo ne sia convinto anche Carlo Azeglio Ciampi che nelle file del Regio Esercito riorganizzato dal settembre 1943 sentì l’orgoglio della Patria che mostrò i denti per risalire la china verso la libertà. Saldato il debito con la verità dei fatti, sarà facile trovare il logo dell’unità: il tricolore. Ogni parte ne privilegia uno senza esclusione degli altri. (*)

Aldo A. Mola

(*) La premiazione ha luogo alle ore 18. La giuria, presieduta da Raffaello Bertoli, saggista e scrittore, premierà anche gli studenti partecipanti al premio scolastico sulla figura e sull’opera di Carducci. Tra i finalisti dell’edizione 2009 ricordiamo Marco Veglia, carduccista, gli storici Gianpaolo Ferraioli e Pierluigi Ballini, i saggisti Arnaldo Di Benedetto, Riccardo Buscagli, Pierluigi Panza e i poeti Franca Lombardo Del Roso e Cesare Viviani.

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