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Esercito italiano simbolo...
Aggiornato al 14/09/2009 20:37:45

da Cuneocronaca.it giornale on line 13-09-2009

Esercito italiano simbolo dell’Italia che doveva essere e rimanere unita dopo secoli di dominio straniero per garantire la libertà dei suoi cittadini

VISTO DA ALDO ALESSANDRO MOLA
DAL 21 AL 24 SETTEMBRE ALLA CASTIGLIA DI SALUZZO GIORNATE DI STUDIO A CURA DEL CENTRO GIOVANNI GIOLITTI

Le Forze Armate nacquero dall’unione dei talenti di tutte le regioni. Fu la prova che l’Italia doveva rimanere unita dopo il dominio straniero. Il 4 maggio 2011 saranno 150 anni dalla nascita di quello che solo nel 1879 assunse nome di “Regio Esercito Italiano”.
E’ una data da ricordare  perché Forze Armate e Istruzione sono stati i pilastri portanti dell’unificazione, dell’amalgama tra lo Stato e i “popoli d’Italia”. La scuola fuse insieme diverse realtà sociali e culturali, città e campagne. Gl’insegnanti erano chierici vaganti che andavano dall’una all’altra regione con lo spirito missionario del volontariato garibaldino e l’austerità sabauda. Perciò il celebre Cuore di Edmondo de Amicis rimane vivo, come tante volte ha ripetuto Luciano Tamburini. La scuola fu anche il primo terreno di affermazione dell’impegno  intellettuale femminile diffuso: le maestre svolsero un ruolo pionieristico.
 
Malgrado gli scarsi mezzi, l’Esercito tentò di supplire ai ritardi del sistema scolastico. Ne scrisse lo stesso de Amicis in Pagine di vita militare, ristampate dall’Ufficio storico dello Stato Maggiore a cura di Oreste Bovio, autore del suggestivo In  alto la bandiera (1999), con prefazione di Bonifazio Incisa di Camerana.
A differenza di quanto troppo spesso è stato detto, la caserma non fu affatto dominio di gretta e persino spietata disciplina. Politici, storici e sociologi avveduti concordava nel constatare che dopo il servizio militare i giovani tornavano solitamente migliori di com’erano partiti. Di solito venivano assegnati lontano da casa. Scoprivano mondi, lingue, costumi, mentalità diverse dalla loro e maturavano. Tornavano cittadini.
 
Del resto così era nato l’Esercito unitario, cui posero mano uomini dell’Armata Sarda, come i La Marmora, ma anche dell’ex Regno delle Due Sicilie, come Pianell, Ulloa e Mezzacapo, il modenese  Manfredo Fanti, Enrico Cialdini, il ‘romano’ Pietro Roselli, siciliani, sardi, abruzzesi, ...insomma  uomini d’ogni regione d’Italia, accomunati dal culto della patria e dalla constatazione che in quel mondo la Nuova Italia doveva mostrasi capace di difendersi perché nessuno le regalava niente. Anzi, appena possibile, tutti erano pronti a sbranarla e a riportare sui troni vecchi o nuovi sovrani, incluso il papa, che non accettò affatto di aver perduto il potere temporale e non riconobbe  affatto il regno d’Italia né nel 1861 né dopo il 1870...
 
Il Regio Esercito faticò molto ad essere accettato. Tanta parte d’Italia non conosceva  (e quindi rifiutava) il servizio militare obbligatorio. Quindi a lungo si registrarono renitenza e diserzioni, ma poco a poco esso venne accettato, come il pagamento delle tasse. Era stato Cavour a spiegare che la libertà costa e che i veri liberali pagano volentieri le imposte per Stato e amministrazioni locali: naturalmente hanno però il diritto-dovere di controllare che i loro quattrini vengano usati bene,
 
All’epoca, facciamo osservare al ministro  Brunetta, anche alti dirigenti sbrigavano a casa le pratiche facendo risparmiare lume e riscaldamento agli uffici in cui prestavano servizio. Come han sempre fatto i professori tenuti a correggere compiti.
 
La verifica che Scuola e Forze Armate avevano fatto la loto parte si ebbe nel 1915-18 quando la l’Italia resse alla durissima prova con la Guerra della nazione, titolo della mostra fotografica   dell’Archivio Centrale dello Stato, presto ospitata anche nel Cuneese.
 
Studiare nascita  attualità e prospettive di  Forze Armate e Scuola significa capire la grandezza dell’ “Itala gente da le molte vite” cantata da Giosue Carducci nel 1897. Non v’è tempo da perdere in battaglie di retroguardia. Il  futuro incalza (*). 
 
Aldo Alessandro Mola
 
(*) Dal 21 al 24 settembre, alla Castiglia di Saluzzo, l’Ufficio Storico dello Stato Maggiore dell’Esercito presenta  centinaia di pubblicazioni di pregio sul ruolo delle Forze Armate dall’unificazione a oggi, Il comandante della Regione Militare Nord, gen. Franco Cravarezza illustra  Le Forze Armate fra tradizione e rinnovamento. Storici  e saggisti  quali il col. Antonino Zarcone, Aldo G. Ricci, Oreste Bovio, Tito L, Rizzo, Tomaso Vialardi, Luciano Garibaldi, Giuseppe Novero, Gianni Rabbia  e Marco Albera (che presenta documenti inediti sulla Guerra delle Alpi, 1792-1796) si  confrontano  sull’ Immagine delle Forze Armate nella manualistica scolastica e nella pubblicistica: temi dedicati soprattutto a docenti e studenti.
L’iniziativa è promossa dal Centro “Giolitti” (Dronero) e dall’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici (Napoli) e da vari enti e Istituti quali l’Associazione Nazionale ex Allievi della Nunziatella. E’ un modo fattivo per preparare senza enfasi né oneri pubblici il 150° del Regno d’Italia. Per informazioni: www.giovannigiolitti.it)

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